ARCHEOLOGIA | La Tonnara di Favignana e l’invenzione del tonno sott’olio

La Tonnara di Favignana, conosciuta col nome di ex Stabilimento Florio, si trova sulla più conosciuta delle Isole Egadi. Si tratta di un complesso di edifici in cui venivano custodite le attrezzature, le ancore e le barche della mattanza. Annessa a questo, vi era anche la zona riservata alla lavorazione e alla conservazione del pescato che, quindi, risultava freschissimo. La grandissima importanza di questa tonnara risiede nel genio industriale di Ignazio Florio che fu il primo a inventare il rivoluzionario metodo per la lavorazione del tonno e la sua conservazione sott’olio. Questo prevedeva che il tonno, tagliato a pezzi, venisse cotto in 24 grandi caldaie (ancor oggi visibili) e, successivamente, posto ad asciugare; in un secondo momento, i tranci erano posti, sott’olio, all’interno delle nuove geniali latte con apertura a chiave. Quest’ultime sono invenzione originale dei Florio e furono presentate alla Esposizione Universale del 1891.

La storia della Tonnara

La Tonnara di Favignana, in effetti, è una delle più antiche del Mediterraneo: la sua storia inizia nel 1841, quando la famiglia Florio acquista la tonnara, con relativo diritto di pesca, dalla famiglia Pallavicini di Genova. Nel 1878, Ignazio Florio decide di ampliarla e ristrutturarla, aggiungendo lo stabilimento per la conservazione del tonno. Nei primi decenni del ‘900, purtroppo, quello che era il più importante gruppo industriale siciliano fallisce e, nel 1938, la famiglia Parodi di Genova acquista la tonnara con tutti i diritti. Ancora oggi, i discendenti questa famiglia gestiscono il marchio Tonnare Florio. Nonostante tutto, lo Stabilimento Florio continua a lavorare proficuamente e a essere una delle principali fonti economiche dell’isola. Negli anni ‘80, lo stabilimento cessa la sua attività e, infine, la Regione Sicilia lo acquista nel 1991.

Dopo 12 anni di chiusura e abbandono, la Regione restaura la Tonnara e la riapre al pubblico. Al suo interno si trova un museo archeologico che, attraverso una sapiente esposizione degli strumenti, filmati storici e pannelli didattici, mira a ricordare e mettere in mostra quella che era l’antica pratica della mattanza e la lavorazione del tonno. Oltre a ciò, vi è un’intera sezione dedicata alla ricostruzione virtuale e all’esposizione dei reperti subacquei afferenti alla grande battaglia delle Egadi: lo scontro navale che segnò la conclusione della prima guerra punica tra Roma e Cartagine nel 241 a.C.  

La mattanza

In passato, i tonnaroti, in aprile, cominciavano a posizionare in mare una serie di reti, formando “camere”. La disposizione di queste induceva i tonni ad addentrarsi nelle maglie interne, fino ad arrivare alla cosiddetta “camera della morte”. In maggio, dalle tonnare, partivano le barche che, agli ordini del Rais, avrebbero partecipato alla mattanza. Le barche accerchiavano le reti dell’ultima camera e arpionavano, a poco a poco, i pesci.  L’importanza del rais era fondamentale: si trattava di un ruolo spesso trasmesso di padre in figlio, che richiedeva una grandissima conoscenza del mare. Una volta portato a terra, gli addetti appendevano il pesce e lo lasciavano dissanguare, così da togliere tutto il mercurio.

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