UCRAINA | Due settimane di un conflitto che non accenna a placarsi

Quattordicesimo giorno del conflitto ucraino. A distanza di due settimane dallo scoppio della guerra, la situazione non accenna a placarsi, nonostante alcuni leggerissimi passi avanti (si spera) sulle trattative che, nella giornata odierna, potrebbe concretizzarsi o sfumare del tutto. Ma proviamo a schematizzare quanto successo tra ieri e oggi, con le novità più importati da segnalare nelle ultime 24 ore.

Zelensky: “Possibile compromesso su Donbass e Crimea”

Tra gli ultimi aggiornamenti, spiccano senz’altro le parole di Volodymyr Zelensky

In una intervista ad Abc, il presidente ucraino si è espresso in merito all’indipendenza del Donbass e della Crimea: – “Se parliamo di territori temporaneamente occupati e repubbliche non riconosciute da nessuno, possiamo discutere e trovare un compromesso“. Il leader ucraino ha poi continuato: – Per me è importante sapere come la gente che vuole essere parte dell’Ucraina vivrà in quei territori”E conclude: – “È questione più complicata di riconoscere e basta, questo è un altro ultimatum e non siamo pronti per un ultimatum. La cosa importante è che Putin cominci a dialogare“.

La neutralità della Cina

Un dialogo che, invece, la Cina sarebbe disposta ad accettare.

Dopo un confronto tenutosi a Parigi con Macron e Scholz, infatti, il leader cinese Xi Jinping ha dichiarato la posizione della Cina sul conflitto. Pechino chiede di “lavorare insieme” per ridurre le conseguenze della crisi in Ucraina, bocciando le sanzioni “che avranno un impatto negativo sulla stabilità della finanza globale, dell’energia, dei trasporti e delle catene di approvvigionamento”, trascinando al ribasso “l’economia mondiale, che è sotto il pesante impatto della pandemia” del Covid-19 e “saranno dannose per tutte le parti”. 

Biden: “Stop embargo gas e petrolio russo in USA”

D’altro canto, risulta più netta la posizione degli Stati Uniti

Il presidente Joe Biden, direttamente dalla Casa Bianca, ha infatti confermato il divieto di importazione di petrolio e gas russo nel paese a stelle e strisce: – “Gli Stati Uniti stavano già avvicinando i livelli record di produzione di carburante e gas. Questa guerra ci ha dato un motivo in più per diventare, sul lungo periodo, indipendenti dal punto di vista energetico“. Biden ha poi vantato l’accordo bipartisan in Usa sull’embargo all’energia russa, ma ha detto di capire che molti alleati non sono in grado di allinearsi su questa misura. Infine rassicura il mondo: – “Putin non vincerà, potrà conquistare le città ma non un intero Paese”.

In tutta risposta, Putin ha firmato un decreto che permette al governo di stilare, entro due settimane, una lista di Paesi per i quali saranno vietati i movimenti di export e import per “salvaguardare la sicurezza della Russia”. Il divieto riguarderà, secondo quanto precisa Interfax, prodotti finiti e materie prime

Cresce il numero di rifugiati 

Mentre continuano i negoziati, l’ONU ha fatto sapere che il numero di persone fuggite dall’Ucraina ha superato la soglia dei 2 milioni. Tra questi, scrive su Twitter il portavoce dell’UNICEF James Elder, almeno un milione sono bambini.

Ma la vera emergenza la riporta l’OMS, che ha comunicato l’imminente fine delle forniture mediche. Catherine Smallwood, responsabile emergenze dell’Oms per l’Europa, ha dichiarato al “Guardian” le cause di questa improvvisa carenza, ricercabile nei continui attacchi ad ospedali ed ambulanze. A dimostrazione della sua tesi, Smallwood riporta una statistica alquanto rilevante: almeno nove persone sono morte in 16 attacchi a strutture sanitarie dall’inizio dell’invasione. Anche i media ucraini sembrano rispecchiare a pieno la statistica, riportando la completa distruzione dell’ospedale di Izyum da parte delle truppe russe. 

Aumentano, infine, i profughi in Italia: il numero è salito a 21mila, 4mila in più rispetto a 48 ore fa. Le principali città di destinazione continuano ad essere Roma, Milano, Napoli e Bologna.

La situazione a Kiev e dintorni

Le cose non migliorano a Kiev.

Il ministro della Difesa ucraino Oleksiy Reznikov ha riferito che dall’inizio dell’attacco russo in Ucraina sono morti 38 bambini e oltre 70 sono rimasti feriti. Anche se i dati non sono certi, precisa Reznikov, complessivamente si contano almeno 400 morti e 800 feriti. Il ministro ha poi concluso dicendo che i missili russi hanno distrutto più di 200 scuole, 34 ospedali e 1.500 edifici residenziali. In molte zone periferiche, invece, è stata addirittura interrotta l’evacuazione accordata. A Mariupol, ad esempio, la Russia tiene in ostaggio 300mila civili. Stessa sorte, come riportato dall’agenzia ucraina Unian, è toccata a Sumy, che non solo ha visto l’evacuazione interrompersi, ma è stata anche attaccata da continui bombardamenti durante la notte dalle forze russe. Si contano almeno 9 vittime, di cui 2 bambini.

 

 

 

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