RICOSTRUZIONE | Riscoprire il centro Italia partendo da Amatrice

rendere evidente la devastazione del post-sisma
Il centro storico di Amatrice dopo il terremoto

L’elevato numero di terremoti del 2016 è collegato irreparabilmente alla sequenza sismica iniziata il 24 agosto con una scossa di magnitudo 6.0, che ha devastato i centri storici di Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, provocando 299 vittime e danni incalcolabili al patrimonio culturale e artistico del Centro Italia. Con il terremoto delle ore 3:36 è iniziato uno sciame sismico in un’area molto estesa, che ha interessato 4 regioni (Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche) e 7 province (Rieti, L’Aquila, Perugia, Terni, Macerata, Ascoli e Teramo).

Molte sono state le problematiche che gli operatori del MiBACT hanno dovuto affrontare, in un vasto territorio tra la valle del fiume Tronto, i monti Sibillini, i Monti della Laga e i monti dell’Alto Aterno, zone caratterizzate da condizioni climatiche rigide e spesso carenti di infrastrutture adeguate.

A quattro anni dalla prima scossa non è scomparso il dolore per le vittime, né il vuoto lasciato dagli ingenti danni inflitti all’eredità culturale di questi paesi, che hanno visto crollare le loro chiese, i loro palazzi storici, le loro torri campanarie e tutti i simboli di una memoria storica gelosamente custodita. Il panorama di questi luoghi è stato modificato per sempre, con conseguenze non solo nel paesaggio artistico, ma anche in quello ambientale, economico e sociale. Nonostante le scosse abbiano raso al suolo i luoghi fisici, non sono state in grado di azzerare la tenacia delle popolazioni autoctone, che hanno imparato a rialzarsi e a resistere alle ricorrenti calamità naturali, testimoniando resilienza e attaccamento alla propria terra.

Il patrimonio culturale di Amatrice 

Amatrice merita di essere ricordata per le sue evidenze archeologiche e per la florida produzione artistica e architettonica che arricchiva ogni scorcio del paese, entrato a far parte dei Borghi più belli d’Italia nel 2015. La conca amatriciana si pone in una zona strategica, in quanto attraversata dalla via Salaria, che collega la zona adriatica con la Sabina e il Lazio. Anticamente l’alta valle del fiume Tronto, in cui rientrano gli attuali comuni di Amatrice e Accumoli, era parte integrante della Regio V augustea, chiamata Picenum.

Le evidenze archeologiche documentano un massiccio sfruttamento di questo territorio, soprattutto in età romana, e l’insediamento antico di maggiore importanza è rappresentato dal complesso sito in località Torrita. I primi scavi che interessarono l’area archeologica si ebbero tra il 1954 e il 1956; inizialmente le strutture furono interpretate come pertinenti al vicus Phalacrinae, luogo natale dell’imperatore Vespasiano, in seguito individuato presso il Comune di Cittareale (RI). Recentemente, il complesso di Torrita è stato interpretato come parte di una villa rustica o, data la sua ubicazione nel punto di valico tra le valli del Velino e del Tronto, come una stazione di posta (mansio), che doveva trovarsi a poca distanza dal tracciato della Salaria. Sulla base delle tecniche edilizie la struttura è stata datata tra l’inizio del I sec a.C. e il III-IV sec. d.C.

In seguito all’evento sismico e grazie agli interventi di archeologia preventiva voluti dalla Soprintendenza competente, sono state registrate delle notevoli scoperte archeologiche presso la località Palazzo, nelle strette vicinanze della zona di Grisciano, frazione di Accumoli. Le indagini, iniziate il 20 giugno 2018, hanno portato alla luce strutture murarie, che coprono un’area di 1000 mq e che costituiscono una fondamentale evidenza monumentale di età romana del territorio. L’auspicio è che il patrimonio ritrovato possa essere valorizzato per dare nuova forza all’identità culturale di queste zone.

Area archeologica di Torrita (Amatrice)

La devastazione e il volto della cittadina dopo il sisma

Fin dalle prime ore del 24 agosto 2016 la cittadina di Amatrice diviene l’emblema della devastazione: il centro storico, così come le frazioni del paese, appaiono completamente distrutte. La priorità è quella di salvare più vite umane possibili. In un secondo momento si iniziano a studiare anche i piani per salvaguardare le radici storiche e culturali delle zone terremotate.

Nella prima settimana di settembre ci sono stati i primi salvataggi: sono state estratte dalle macerie le opere custodite nel Museo Civico ‘Nicola Filotesio’ di Amatrice e conservate inizialmente all’interno di un TIR dagli ambienti climatizzati. Intorno al 30 agosto 2016 l’Unità Depositi individua ed allestisce un deposito temporaneo in un capannone industriale di proprietà della Scuola Allievi del Corpo Forestale dello Stato di Cittaducale (RI), zona a pochi chilometri dai luoghi del sisma. Prende così vita uno spazio estremamente funzionale, presidiato con continuità dal Ministero. Parallelamente ne viene ristrutturato il seminterrato, per l’allestimento di un laboratorio di pronto intervento e restauro delle opere.

rendere evidente la distruzione post sisma
Complesso della Chiesa di S. Francesco ad Amatrice dopo l’evento sismico
Deposito di Cittaducale (RI)

Nel maggio 2019 viene sottoscritto un accordo quadro dall’Ufficio del Soprintendente Speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016 del MiBACT, insieme alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle provincie di Rieti, Latina e Frosinone, alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, alla Fondazione Varrone, ai Comuni di Rieti, Amatrice, Accumoli e Cittaducale e alla Diocesi di Rieti, per la promozione delle attività di ricostruzione e restauro. Lo scopo è quello di giungere ad una nuova fruibilità dei beni culturali colpiti duramente dal terremoto e allo stesso tempo trasmettere un messaggio di speranza, impegno e rinascita.

Il 13 gennaio 2020 presso Palazzo Dosi, nella città di Rieti, è stato inaugurato il Varrone Lab: si tratta di un laboratorio dedicato al restauro di opere recuperate da Accumoli ed Amatrice. Un evento molto importante per il processo di riscoperta e valorizzazione del patrimonio culturale di queste aree. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Rieti, Latina e Frosinone ha individuato 48 beni, custoditi nel deposito interno di Cittaducale, che richiedevano interventi di restauro particolarmente incisivi. Per altre, che presentavano un buono stato di conservazione, si è invece optato per operazioni di manutenzione e ripulitura. Questo percorso troverà il suo “lieto fine” nella mostra che presto sarà inaugurata a Palazzo Dosi.

Ad Amatrice, nel frattempo, è stato creato un museo molto particolare, che cerca di colmare l’assenza materiale delle opere, sfruttando le infinite possibilità della realtà virtuale, la realtà aumentata e il videomapping. Si tratta di un padiglione multimediale che restituisce riproduzioni digitali di vari oggetti di interesse storico e artistico, che possono essere guardati grazie all’applicazione MuDA AR.  L’augurio è che le zone colpite dal terremoto siano riscoperte per le loro bellezze, e tornino al centro dell’attenzione non solo per gli eventi tragici da cui sono state sconvolte. Questo sarà lo scopo della rubrica  che inizierà nella nuova rivista di ArcheoMe da Febbraio 2021 che, a cadenza bimestrale, ci racconterà di Amatrice e delle altre terre colpite da tragici terremoti. 

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