STORIA | Sua Maestà, l’Etna

“La vetta superba dell’Etna che si slancia verso il cielo, e le sue vallate che sono già tutte nere, e le sue nevi che risplendono degli ultimi raggi del sole, e i suoi boschi che fremono, che mormorano, che si agitano.” G. Verga, Storia di una capinera

Così Verga descrive l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa con i suoi 3326 mt. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2013, il Mongibello (altro nome del vulcano siciliano), si erge maestoso e prorompente sulla costa ionica. Dalla sua cima si può ammirare un meraviglioso panorama, che comprende non solo la costa ionica e il mare, ma anche la Calabria, i monti Nebrodi, la dorsale montuosa delle Madonie e le zone interne della Sicilia.

Chiamato dai Greci Αἴτνη (Aítnē), dai Romani Aetna, e dagli Arabi Mongibello, l’Etna ha ispirato leggende, miti, storie e racconti in chiunque lo vedesse.

Alquanto ardua risulta la ricostruzione dell’etimologia del nome, che sembrerebbe risalire dal toponimo greco Aitna (Aἴτνα-ας, nome attribuito anche al centro di Catania), che deriverebbe dal verbo αἴθω (aitho, “bruciare”). Altra possibile origine è dal sostantivo “sicano” aith-na (“ardente”). La denominazione più evocativa forse è quella degli autori arabi che lo definivano Jebel al-burkān (“montagna del vulcano”), Jebel Aṭma Ṣiqilliya (“montagna somma della Sicilia”) o Jebel an-Nār (“montagna di fuoco”). Da queste espressioni è possibile fare risalire il nome dialettale “Mongibello”, che sembrerebbe risalire dalla fusione del termine latino Mons (“montagna”) e di quello arabo Jebel, con lo stesso significato. Oggi, invece, spesso i siciliani si riferiscono al vulcano con l’appellativo “a Muntagna”.

L’Etna (geologicamente uno strato-vulcano) ripone le sue origini intorno a 570 000 anni fa, nel periodo Quaternario (durante il Pleistocene medio), quando si verificarono processi di costruzione e distruzione, che diedero l’avvio a violente attività eruttive. Oggi l’Etna è uno dei principali luoghi per gli studi di geologia: infatti, a Catania è presente l’importante Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che ne monitora le attività. A tal proposito non può non essere ricordata, inoltre, la presenza dell’Osservatorio Astronomico posto a 2900 mt. di altezza. Questo, oggi non più in funzione, è uno dei più antichi d’Italia.

A ispirare maggiormente le opere di scrittori antichi e moderni, poeti e registi è proprio la sua imponenza ed il suo comportamento imprevedibile.

Particolarmente suggestive sono le spiegazioni dell’attività eruttiva del vulcano, descritte da autori antichi come Tucidide, Diodoro Siculo e Pindaro. Ad esempio viene tramandato che il dio dei venti Eolo avesse recluso, dopo un aspro combattimento, alcuni venti nelle caverne al di sotto dell’Etna.

Esiodo, Eschilo e Virgilio, invece, raccontano che il motivo delle eruzioni è legato alle ribellioni di alcuni giganti come Encelado. Questo, sconfitto dagli déi dopo una guerra, venne sepolto sotto un enorme cumulo di terra, l’isola di Sicilia. Sotto l’Etna si troverebbe, quindi, la sua testa e il cratere coinciderebbe con la sua bocca. Le eruzioni sarebbero le grida di dolore del gigante sconfitto. Gli antichi però pensavano anche che nella pancia della Montagna si trovasse l’officina di Efesto (o Vulcano), dio del fuoco, della metallurgia e fabbro degli déi.

Il Vulcano

Quattro sono oggi i versanti visitabili dell’Etna, ma quelli più facilmente raggiungibili sono il versante nord (Linguaglossa) e quello sud (Nicolosi).

Caratterizzato oggi da una variegata flora e da una fauna molto ricca, l’Etna rappresenta un luogo unico al mondo. Soddisfa, infatti, l’interesse degli appassionati della montagna e degli sport invernali (sci alpino, sci di fondo, scialpinismo, snowboard), degli amanti della natura e dell’escursionismo (parco dell’Etna). Inoltre, i “palati” più esigenti possono assaporare pietanze uniche e gustare il famoso vino “Nero dell’Etna”, sia durante feste locali (Sagra del Pistacchio di Bronte, ecc.) sia in locali molto caratteristici. Per i cultori dell’arte è possibile acquistare opere del tipico artigianato etneo ed ammirare presso i paesi etnei (Bronte, Randazzo, Maletto, Milò, Paternò, Adrano, solo per citarne alcuni), numerosi santuari, chiese, fontane o gli stupendi edifici costruiti in pietra lavica.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 

– Patanè, S. La Delfa, J. Tanguy, L’Etna e il mondo dei vulcani’, Catania, Giuseppe Maimone editore, 2004.

– AA VV, Etna, mito d’Europa, Catania, Giuseppe Maimone editore, 2000.

– Etna Cooperativa Etna Sud – Ambiente, storia, tradizioni, 1990, Tringale Editore.

– Carlo Gemmellaro, La vulcanologia dell’Etna (ristampa anastatica a cura di Salvatore Cucuzza Silvestri), Catania, Giuseppe Maimone Editore, 1989.

– Pierre Grimal, Mitologia, Garzanti, 2005.

Francesco Tirrito

Archeologo di I fascia (matricola 1432) e Direttore Editoriale della testata giornalistica ArcheoMe. Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Operatore dei beni culturali con curriculum archeologico” e la Laurea Magistrale in “Archeologia del Mediterraneo e Tradizione classica” presso l'Università degli studi di Messina, si specializza in “Beni archeologici” con il massimo dei voti e con lode presso l’Università degli studi di Basilicata, sede di Matera. Esperienza giornalistica maturata presso televisioni, radio e quotidiani online.

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