SPECIALE COVID | Archeologia preventiva, il bilancio dell’ultimo anno secondo Sebastiano Muratore di “Pàropos”

Continua lo SPECIALE COVID con l’Archeologia preventiva, immancabile e irrinunciabile argomento; probabilmente il settore che meno ha subito il contraccolpo della pandemia. Preziosissima la testimonianza diretta del dott. Sebastiano Muratore, archeologo professionista e presidente della Società cooperativa “Paropos”.

Prima di cominciare è necessaria un’introduzione: chi è Sebastiano Muratore e di cosa si occupa, nello specifico, la cooperativa “Paropos”? 

Molto semplicemente, è una persona che crede ancora in un’archeologia dal sapore romantico senza però perdere il lato scientifico, un’archeologia vissuta con emozione, passione, spesso anche con sofferenza. Questa vibrante passione verso l’archeologia è la base su cui è stata fondata la cooperativa “Paropos”, che ormai da quasi 11 anni si occupa dei vari aspetti dei Beni Culturali, dalla ricerca archeologica in collaborazione con varie università del mondo alla didattica con le scuole, con un occhio di riguardo verso i bambini.

Quest’ultimo anno è stato difficile per qualsiasi attività. Tra restrizioni e chiusure, parziali e totali, quanto ha influito, in base alla sua esperienza, la pandemia nel settore dell’archeologia preventiva?

Certamente per nessuno di noi è stato un annus mirabilis, ma devo dire, d’accordo anche con alcuni colleghi con i quali spesso si collabora, che l’Archeologia preventiva non è stata minimamente intaccata dalla pandemia. Gli unici rallentamenti sono stati causati, più che altro, dalle chiusure degli uffici preposti, ma si è trattato di episodi sporadici.

preventiva
Necropoli greca di Santa Panagia a Siracusa in notturna
E per la ricerca? Quante e quali difficoltà si incontrano giornalmente? 

La ricerca è, senza ombra di dubbio, il settore che ha subito di più il problema. Posso dirti ad esempio che alcuni dei cantieri universitari che seguo personalmente o con la “Paropos” sono tuttora inattivi, ed anche se adesso si prova a riorganizzare delle missioni magari ridotte, si sta sempre con la paura di dover bloccare tutto da un momento all’altro…

Cosa ti aspetti dal prossimo futuro? Quali obiettivi ti sei prefissato? 

Io guardo al futuro con gli stessi occhi di Odisseo verso l’ignoto, attirato ma non sedotto. Non ci sono barriere al desiderio di conoscenza, non c’è paura e non c’è un orizzonte. Un obiettivo mi è particolarmente caro: coinvolgere sempre più i bambini per far vivere loro delle esperienze che potrebbero davvero essere speciali! Ed i miei nipoti sono un ottimo banco di prova.

L’Archeologia è sempre stato un settore molto complesso. La carriera universitaria è molto lunga, gli sbocchi lavorativi sono spesso insufficienti. Sei soddisfatto, nonostante tutto, delle scelte che hai fatto? 

Sono assolutamente soddisfatto, soprattutto perché sono riuscito nell’impresa di creare, guidare e tenere viva una società senza l’aiuto di nessuno. Il mondo accademico non mi ha mai affascinato, lo trovo abbastanza statico e settoriale, e quasi sempre non porta a dei risultati adeguati. La libera professione ti permette invece di spaziare su più fronti, a patto di non abbassare l’asticella della qualità.

Necropoli greca di Santa Panagia a Siracusa
Cosa pensi debba cambiare nel futuro per garantire ai giovani possibilità di carriera? E quali consigli ti senti di dare?

Il consiglio principale è uno solo: studiare. E seriamente. Molto spesso mi capita di dover spiegare a ragazzi con lauree, specializzazioni, dottorati e master, anche i più semplici rudimenti dell’archeologia. Non è possibile, ad esempio, che la metodologia sia in pratica un optional! O che la Storia greca sia una lezione da imparare per poi cadere nel dimenticatoio. Studiare seriamente è fondamentale. Così come costruirsi un curriculum partecipando a campagne di scavo che ti permettano di acquisire l’esperienza sul campo sia fisicamente che mentalmente. Perché solo sul campo puoi imparare certi ragionamenti, per certi versi matematici, che ti portano all’interpretazione del mondo antico.

Francesco Tirrito

Archeologo di I fascia (matricola 1432) e Direttore Editoriale della testata giornalistica ArcheoMe. Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Operatore dei beni culturali con curriculum archeologico” e la Laurea Magistrale in “Archeologia del Mediterraneo e Tradizione classica” presso l'Università degli studi di Messina, si specializza in “Beni archeologici” con il massimo dei voti e con lode presso l’Università degli studi di Basilicata, sede di Matera. Esperienza giornalistica maturata presso televisioni, radio e quotidiani online.

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