NEWS | Via gli archeologi dai parchi? CIA Sicilia non ci sta e promette battaglia

A seguito della proposta di riorganizzazione effettuata dalla Regione Sicilia, la Confederazione Italiana Archeologi scende in campo.

I timori delle associazioni

La CIA ha deciso di sostenere l’iniziativa promossa dalle associazioni Italia Nostra, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Memoria e Futuro tramite una lettera aperta al Presidente della Regione Sicilia.

Presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci

La proposta regionale criticata porterebbe ad un accorpamento di tutte le sezioni tecnico-scientifiche delle Soprintendenze e dei Parchi Archeologici; questo  porterebbe, secondo le associazioni, a disfunzioni amministrative, ma violerebbe le norme regionali e nazionali del settore.

Le leggi interessate

La proposta andrebbe in conflitto con le leggi regionali ancora vigenti 80/1977 e 116/1980; queste individuano le peculiarità delle singole discipline specialistiche disponendo che all’interno delle soprintendenze vi siano cinque unità operative: ambientale, archeologica, architettonica, bibliografica e storico-artistica.

Su questo punto, di interesse nazionale, è stato inserito anche l’articolo 9 bis (L. 110/2014) che inquadra le figure professionali che possono svolgere gli interventi operativi di tutela, protezione e conservazione dei beni culturali.

L’art. 9 bis delle legge 110/2014

 

Le richieste della confederazione

Con questo documento, la Confederazione Italiana Archeologi chiede di:

  • recedere da tale proposta e di ristabilire l’assetto pluridisciplinare degli Istituti di tutela prescritto dalle leggi regionali e nazionali, restituendo a questi Organi competenza scientifica e imparzialità amministrativa.
  • applicare nel Dipartimento regionale dei beni culturali il sistema nazionale, vigente nel Ministero della Cultura, di assegnazione delle unità operative ai funzionari direttivi in possesso delle competenze scientifiche richieste dalle leggi, quali gli archeologi e storici dell’arte, in ruolo da sedici anni a seguito dell’ultimo concorso per “dirigenti tecnici dei beni culturali” banditi nel 2000.
  • rideterminare l’organico del ruolo tecnico dei beni culturali previsto dalle leggi regionali, nel rispetto dei profili professionali al fine di procedere, finalmente, all’indizione di nuovi Concorsi.
  • applicare le norme del Codice dei contratti pubblici ed il Regolamento sui beni culturali, prevedendo sempre la figura dell’archeologo nei ruoli di progettista e direttore dei lavori di scavo, restauro, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico.

 

In allegato le due pagine del documento proposto dalla Confederazione Italiana Archeologi.

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