NEWS | Relitti a Porto Torres (SS), i navicularii tra ieri e oggi

Pochi giorni fa dei relitti ed altri beni sommersi nel Golfo dell’Asinara sono stati individuati dall’ingegnere Guido Gay. La Capitaneria di Porto Torres (SS) ha emanato un’apposita ordinanza, ma la scoperta ha generato brutti sospetti.

Pelagus è un sistema informatico in grado di effettuare registrazioni e acquisizioni di dati che forniscano prove nei casi di attività illecita in mare. La Capitaneria di Porto Torres e la Soprintendenza archeologica per le province di Sassari e Nuoro hanno deciso di installare il sistema informatico nella Sala Operativa di Comando del Porto. Un passo importantissimo, che permette al Golfo dell’Asinara di allinearsi con la convenzione UNESCO del 2001 riguardante la tutela dei beni archeologici rinvenuti nella fascia di 12 miglia dal limite esterno del mare territoriale.

Porto Torres tra storia e archeologia

Porto Torres è un suggestivo borgo marittimo; si adagia su un promontorio calcareo ed è uno dei porti più importanti della Sardegna settentrionale. Le prime presenze umane sul territorio risalgono al Neolitico, mentre la città odierna sorge sui resti della romana Turris Libisonis, fondata nel 46 a.C. da Giulio Cesare. Difatti, il record epigrafico conferma lo status di colonia Iulia: Iulius è il gentilizio più attestato nell’onomastica di Turris. Cesare la scelse per la sua posizione, affinché le navi romane di passaggio tra Sardegna e Corsica potessero trovare riparo tra le sue insenature. Inoltre, Plinio ricorda che Turris era seconda nell’isola soltanto a Caralis per numero d’abitanti, magnificenza e traffici commerciali.

Gli scavi e le rotte commerciali di Turris

Secondo alcuni studiosi, il nome Turris deriverebbe dalla presenza di una torre nuragica. Dagli scavi per la realizzazione del nuovo porto, iniziati nel 2006, è emersa una struttura in calce, malta, conci di calcare e lastre di trachite, ma anche monete in bronzo, frammenti di anfore da trasporto, porzioni di colonne, ceramica ed epigrafi latine di epoca romana.

Il porto dell’odierna Porto Torres si basa in gran parte su fondamenta romane. Tra le evidenze più remote appaiono le anfore, sia vinarie che olearie ed altre, che dovevano forse contenere frutta essiccata e sostanze varie. Chiari, quindi, i contatti con la penisola iberica: con l’antica Tarragona (nell’attuale regione della Catalogna) per i carichi di vino e con la provincia della Betica (attuale Andalusia) per l’olio. La Sardegna era anche uno dei più importanti granai di Roma: gli intensi rapporti con la madrepatria li testimonia degnamente il mosaico dei Navicularii Turritani, rinvenuto a Ostia nel Piazzale delle Corporazioni. Tale reperto indica il luogo esatto della statio, l’ufficio di rappresentanza degli abitanti di Turris Libisonis sulle coste della penisola.

Molti reperti provenienti dagli sterri del XIX secolo e dagli scavi stratigrafici recenti sono esposti nel Museo Nazionale G. A. Sanna di Sassari e nell’Antiquarium Turritano di Porto Torres (SS).

Maria Rosaria Ariano

Classe '99. Laureanda del CdL triennale in Scienze Archeologiche della Sapienza, Università di Roma. Ho partecipato a diverse campagne di scavo organizzate dall'ateneo romano e non solo: Leopoli-Cencelle (VT) e pendici meridionali del Palatino (RM; Domus Augustea e fortezze Frangipane), Portopalo di Capopassero (SR; con le università di Catania e di Cadice). Adoro il greco antico, ho seguito diversi laboratori di traduzione e corsi di potenziamento. Mi diverto a schedare e digitalizzare testi epigrafici, vado volentieri in giro per biblioteche e mi diverto con CAD e GIS.

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