NEWS| Missione archeologica italo-arzebaijana nel Caucaso meridionale

Ci troviamo a Tava Tepe, un villaggio dell’Arzebaijan occidentale, nella provincia di Agstafa da cui passa la valle del fiume Kura. La zona indagata è in corso di scavo da una missione archeologica italiana, con la collaborazione dell’Università di Catania e del Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies (CAMNES). Ciò che i risultati sembrano far intendere è che questa zona sia stata destinazione prediletta di un gruppo di guerrieri nomadi, i quali vi soggiornavano durante i mesi del lungo inverno. Sembrerebbe infatti che questa popolazione praticasse la transumanza tra i monti della provincia e lungo la valle del Kura. Gruppi come questi infatti hanno lasciato tracce della loro Cultura kurgan, con l’uso dei tumuli funerari circolari a camera coperta con ricchi corredi, tipici dell’età del Bronzo. Infatti, i confronti sono nati grazie alla presenza di siti simili e contemporanei nell’area del Caucaso meridionale, scavati dalla missione in passato. Le indagini si erano concentrate proprio sui tumuli funerari circolari (kurgans), databili ad un periodo che va dal IV al I millennio a.C.

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Veduta dal sito in corso di scavo (via Bollettino d’Ateneo, Università degli studi di Catania)

 

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Alcune fasi dello scavo (via Bollettino d’Ateneo dell’Università degli studi di Catania)

 

Le parole dei protagonisti della missione archeologica e il progetto nel Caucaso

«Sono le sei del mattino sulla sommità del sito di Tava Tepe e i primi raggi di sole incontrano il fiume Kura all’orizzonte e, più in là, le asperità dei monti del Caucaso meridionale, scandendo cicli agropastorali millenari . Uno spettacolo, questo, che le comunità che frequentavano il sito più di tremila anni fa dovevano conoscere bene, e che si rinnova ogni giorno davanti agli occhi dei membri della missione italo-azerbaigiana». (Chiara Pappalardo, social media manager del progetto GaRKAP, Ganja Region Kurgan Archaeological Project).

La missione, avviata ad agosto e che si concluderà a metà settembre, ha visto anche la partecipazione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che ha finanziato le ricerche.

In quattro anni di collaborazione, gli archeologi impegnati nel progetto hanno scavato numerosi tumuli. Si ricorda la campagna nella provincia di Goranboy, dove è stato scoperto il più antico kurgan del periodo Kura-Araxes databile al 3.660 a.C. I ritrovamenti comprendevano salme, corredi e slitte carbonizzate, da cui era emerso il ritratto della società nomade egualitaria, con credenze e culti magici. I kurgans rappresentano infatti una tradizione funeraria del V millennio a.C. che dalle steppe russe giunge fino al Caucaso Meridionale. Le strutture, di estrema importanza archeologica, erano già note ad Erodoto.

Lo scavo

I primi risultati, frutto delle ricerche, di ricognizione e di scavo, mostrano la presenza di diverse aree di lavorazione e di stoccaggio delle derrate alimentari. In base ai materiali rinvenuti si potrebbe pensare ad una datazione che va dal 1200 a.C. fino al 900 a.C. circa, tra la Tarda Età del Bronzo e l’Antica Età del Ferro.

Immagini di alcuni reperti dalla campagna di scavo (via Bollettino d’Ateneo, Università degli studi di Catania):

 

 

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Immagine di copertina, via Bolletino d’Ateneo, Università degli studi di Catania.

 

 

 

 

Barbara Bonifacio

Classe '97, laureata in Lettere Classiche e studentessa di Archeologia presso l'Università di Catania. Con la passione dell'antico nel cuore e con un profondo amore per l'epoca greca e romana.

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