DIETRO AL FASCISMO | Le donne come custodi del focolare

Il mito di Roma era stato decisamente utilizzato dal fascismo e, in particolar modo, il richiamo al mondo classico si focalizzava sulla sovrapposizione tra Augusto e Mussolini.
Le riforme augustee e i temi della sua politica, dal ruralismo al mos maiorum, ben si adattavano alla politica del regime. Così come l’antico imperatore aveva promulgato una serie di leggi che frenavano il diffondersi del celibato e favorivano la natalità, Mussolini in Italia diede un posto preminente alla politica demografica. Emanò una serie di provvidenze legislative contro la propaganda neo-malthusiana, vietando l’uso di anticoncezionali e il ricorso all’aborto per accrescere e difendere la natalità; impose oneri fiscali ai celibi, favorendo in questo modo il costruirsi di sane e numerose famiglie.

 

“Una madre nuova per figli nuovi”

L’atteggiamento del fascismo, quindi, nei confronti delle donne fu da sempre caratterizzato da un duplice aspetto. Da un lato il regime continuò a relegarle ad un ruolo secondario rispetto all’uomo, dall’altro, però, le coinvolse in tutta una serie di attività, “arruolandole” nelle proprie organizzazioni e, in particolare, nell’ambito della politica riproduttiva.
Mentre nel 1919 la Legge Sacchi, pur con molte eccezioni, aveva riconosciuto le donne idonee alla maggior parte degli impieghi statali, il fascismo, impossibilitato ad escludere completamente il lavoro femminile, mise in atto tutta una serie di atteggiamenti discriminatori. Fu attuata una legislazione restrittiva che aveva, di fatto, l’obiettivo di evitare che il lavoro fosse considerato dalle donne un mezzo per l’emancipazione. Il compito delle donne era la maternità: una “madre nuova per figli nuovi”.

Pagina de “Il popolo di Romagna“, 17 dicembre 1928.

Come “custodi del focolare” la loro vocazione primaria era quella di procreare, allevare i figli e amministrare le funzioni familiari nell’interesse dello Stato. Ma, per poter eseguire questi doveri, occorreva che fossero coscienti delle aspettative della società. Durante il periodo fascista, la via che conduceva fuori dal focolare domestico non portò all’emancipazione ma a nuovi doveri nei confronti della famiglia e dello Stato.

La mitica fecondità romana

All’indomani del varo delle leggi razziali, il fascismo costruì una delle iconografie più importanti della politica fascista: la presunta e mitica fecondità romana. Immagini estraniate dal mondo antico, sono sfruttate dalla propaganda fascista come il rilievo dedicato “alle nutrici Auguste” del II-III sec. d.C., nutrici che spesso si sostituivano al ruolo delle madri ed erano considerate delle prestatrici d’opera, oppure le Mater Matuta, cioè delle madri con uno o più bambini in grembo, auspicio di fecondità come la Mater Matuta di Villa Giulia (IV-III a.C.).

Mater Matuta, Villa Giulia (IV-III sec. a.C).

 

Rilievo delle Nutrici Auguste (II-III sec. d.C.).

La Mater Matuta diveniva la Saturnia Tellus, di cui l’esempio più importante era il rilievo dell’Ara Pacis. Saturnia con i due infanti tra le braccia si trasformava nella figura della Madonna con Gesù in grembo, che a sua volta rappresentava la donna fascista rurale e prolifica, affiancata da un giovane Giovanni Battista.
Le donne furono quindi relegate al ruolo di madri, allontanandosi sempre più dalla sfera pubblica. La donna veniva premiata quando aveva tanti figli e discriminata qualora volesse impegnarsi in attività professionali.

Fregio della Madonna con il bambino.

BACK TO FASCISM | Women as hearth keepers

The myth of Rome and, in particular, the reference to the classical world focused on identifying Augustus with Mussolini had been significantly used by Fascism. The Augustan reforms and their political themes, from ruralism to mos maiorum, were perfectly suitable for the policy of the regime. Just as the ancient emperor had promulgated a series of laws that curbed the spread of celibacy and favored the birth rate, in Italy Mussolini gave great importance to policies on demographics. He issued a series of legislative provisions against the neo-Malthusian propaganda, banning the use of contraceptives and of abortion to increase and defend the birth rate; he imposed tax burdens on celibates, thus favoring the starting of healthy and numerous families.

 

“A new mother for new children”

Therefore, the attitude of Fascism towards women has always been characterized by a dual approach. On the one hand, the regime continued to relegate them to a secondary role compared to men; on the other, however, it involved them in a whole series of activities, ‘enlisting’ them in its own organizations and, in particular, in policies on reproduction. While in 1919 the Sacchi Law, albeit with many exceptions, had recognized women suitable for most of the state jobs, fascism, unable to exclude completely female labour, adopted a whole series of discriminatory attitudes. A restrictive legislation was implemented which had, in fact, the aim of preventing women from considering work as a means for emancipation. Women’s task was motherhood: a “new mother for new children”.

Newspaper page from “Il popolo di Romagna”, December 17, 1928.

As ‘hearth keepers’ their primary vocation had to be procreating, raising children and administering family functions in the interest of the State. But, in order to perform these duties, they needed to be aware of social expectations. During the Fascist period, the path that led outside the hearth did not lead to emancipation, but to new duties towards the family and the State.

The mythical Roman fecundity

Following the adoption of the racial laws, Fascism created one of the most important iconographies of its politics: the so-called mythical Roman fecundity. Images from the ancient world were decontextualized and exploited by the Fascist propaganda, such as the relief dedicated to ‘the Augustan nurses’ of the second-third century AD, nurses who often replaced the mother’s role and were considered workers, or the Mater Matuta, that is, mothers with one or more children in their wombs as a good omen for fertility, such as the Mater Matuta of Villa Giulia (fourth-third century BC).

Mater Matuta, Villa Giulia (fourth-third century BC).
Bas-relief portraying the ‘Augustan nurses’ (second-third century AD).

The Mater Matuta became the Saturnia Tellus, whose relief in the Ara Pacis represents its most important example. Saturnia with two infants in her arms was transformed into the image of the Madonna with Jesus in her womb, which in turn represented the rural and prolific Fascist woman, flanked by a young John the Baptist. Women were therefore relegated to the role of mothers, moved further and further away from the public sphere. A woman was rewarded when she had many children and discriminated against if she wanted to engage in professional activities.

Frieze depicting the Madonna with child.

Traduzione a cura di Cristina Carloni.

Sabrina Iannone

Classe 92', laureata in Archeologia Romana all'Università degli Studi di Salerno con tesi su " romanitas e fascismo: aspetti di un uso improprio". Archeologa specializzanda alla Scuola di Specializzazione in Beni archeologici di Matera. Esperienza di scavo archeologico e ricognizioni/survey in Italia. Esperienza in fotografia archeologica. Tirocini svolti presso il Parco Archeologico di Paestum.

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