ACCADDE OGGI | 27 Marzo 1861, la proclamazione di Roma

Il 27 marzo 1861 la Camera proclama Roma capitale del regno d’Italia. In realtà ciò si concretizza solo nel 1871, quando i Savoia si trasferiscono con tutta la loro corte.

Passaggio fondamentale per l’avvento della cosiddetta Roma caput mundi, fu un discorso tenuto al Parlamento di Torino, il 25 marzo 1861, da Camillo Benso, conte di Cavour.

Queste sono state le sue parole: “Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma, dal tempo de’ Cesari al giorno d’oggi, è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio; di una città cioè destinata ad essere la capitale di un grande Stato.”

Roma però fu solo la terza capitale d’Italia, preceduta da Torino e Firenze.

Camillo Benso, conte di Cavour
La prima capitale e il primo regno d’Italia

La prima capitale d’Italia fu Torino, che fece da sfondo all’incoronazione del primo re d’Italia.

Il 14 marzo 1861, Vittorio Emanuele II di Savoia viene ufficialmente proclamato “re d’Italia, per grazia di Dio e volontà della nazione”. Il nuovo regno comprendeva l’intera Penisola, fatta eccezione del Veneto e del Lazio, governati rispettivamente dall’Austria e dal papa.

Il nuovo Stato unitario non era ancora una repubblica, era un regno e, in realtà, neanche democratico.

L’Italia era retta da una monarchia costituzionale, ma lo Statuto albertino prevedeva che l’elezione della Camera avvenisse a suffragio censitario, in opposizione al più democratico suffragio universale.

Ritratto di Vittorio Emanuele II di Savoia
Roma, una capitale tanto agognata

Dalla proclamazione dell’Unità d’Italia, la Camera dei deputati nutriva pochi dubbi su quale dovesse essere la capitale: Roma, la città eterna.

Fare di quel comune il cuore pulsante dello Stato, significava creare un legame, un continuo, con l’Impero Romano, agli albori del suo splendore.

La possibilità però, nel 1861, sembrava molto lontana, dal momento che il Lazio era escluso dall’Unità della Penisola ed era controllato dall’autorità papale.

Lo Stato Pontificio godeva della protezione della Francia di Napoleone III e nel 1864, con la Convenzione di Settembre, lo stato italiano si impegnò a non cercare di occupare Roma, sottoscrivendo un apposito trattato con Napoleone III.

Roma, la tanto agognata capitale d’Italia
La seconda capitale

Nel 1865 la capitale d’Italia, in seguito alla Convenzione di Settembre, viene trasferita a Firenze, e questa azione ha un significato ben preciso: avvicinarsi progressivamente a Roma anche a livello geografico, ponendo le prime basi per la conquista dell’ambito comune.

Il trasferimento a Firenze non fu però solo simbolico, dal momento che si cercò di rendere la città adatta alle esigenze del nuovo regno d’Italia e, per questo, venne varato un piano di riorganizzazioni interne del comune.

L’architetto Giuseppe Poggi, nel 1865, venne incaricato di realizzare un progetto  per il risanamento di Firenze, il noto “Piano Poggi”.

La terza e definitiva capitale

Nel 1866, allo scoppio della guerra austro-prussiana, l’Italia si allea con la Prussia contro l’impero asburgico.

Nel giro di poco tempo, Napoleone III, con le truppe ormai decimate a causa della schiacciante forza di quelle tedesche, si trovò costretto, per fronteggiare il nemico, a richiamare gli uomini stanziati a Roma per difendere il potere temporale del papato contro il nuovo Stato unitario.

Il 20 settembre del 1870, grazie al ritiro dei francesi, le truppe italiane entrano nel Lazio e occupano Roma, forzando le mura a Porta Pia.

Il 3 febbraio 1871 Roma diventa ufficialmente, dieci anni dopo la proclamazione, capitale d’Italia.

La conquista di Roma

 

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