ATTUALITÀ | Un concorso per 100 persone, dal MiC l’ennesimo flop della cultura italiana

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il 13 agosto 2021, il nuovo concorso indetto dal Ministero della Cultura (MiC, ex MiBACT) selezionerà 100 assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza e 50 operatori alla custodia, vigilanza, accoglienza. Un concorso pubblico per selezionare 150 persone in tutta Italia, suona già ridicolo così, ma non è tutto, aspettate di leggere quali siano i requisiti fondamentali per accedervi.

L’ennesimo flop della cultura italiana

Ti insegnano che l’Italia è uno scrigno incantato pieno di perle architettoniche, di storia, cultura e archeologia. Tra pubblicità che sponsorizzano le diverse regioni italiane con le loro particolari bellezze e i programmi di divulgazione in cui passano in rassegna tutte le “Meraviglie” italiane, Ti insegnano che ne abbiamo talmente tanta di cultura, che potremmo vivere solo di questo. E molti ragazzi, ragazzi come noi, ci credono e decidono di studiare per essere preparati quanto basta per vivere di cultura. Si, ma quanto basta? A quanto pare per il MiC basta poco. Basta avere un diploma qualsiasi o essere iscritti al centro per l’impiego.

concorso mic cultura italiana

Il posto fisso, l’unica cosa che conta davvero

«Le nuove 150 risorse saranno assunte a tempo indeterminato e assegnate a diversi settori e lavoreranno presso gli uffici centrali e periferici del Ministero».

Come in un famoso film del comico Checco Zalone, la prima cosa che sottolinea il bando è che l’assunzione sarà a tempo indeterminato. Un gran bel posto fisso, insomma. Solo che questa volta non viene da ridere. Viene da piangere a tutte quelle persone che hanno studiato notte e giorno materie come “Diritto dei Beni Culturali”, “Museologia”, “Gestione dei Parchi archeologici” per non parlare di tutti gli esami di archeologia e storia, dalla preistoria all’età moderna. Viene da piangere perché il requisito per accedere al concorso è il diploma, qualsiasi esso sia.

Il personaggio interpretato da Checco Zalone nel film Una bella giornata lavora come vigilanza in un museo, grazie ad una raccomandazione e nient’altro.
Un concorso per 100 persone, e le altre 50?

Abbiamo parlato di 150 risorse, ma il concorso ne riguarda 100, che significa?

Nel bando verrà fatta una distinzione:

  • 100 posti per assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza – seconda area funzionale, posizione economica F2;
  • 50 posti per operatore alla custodia, vigilanza e accoglienza – seconda area funzionale, posizione economica F1.

Il concorso, che prevede una sola prova scritta e una sola orale, riguarda solamente le 100 risorse da inserire come assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza. E qui arriva la parte migliore, qui raschiamo il fondo:

«I 50 operatori alla custodia, vigilanza e accoglienza, saranno reclutati tramite liste di collocamento, quindi, non è prevista una selezione mediante concorso pubblico, a curare le selezioni saranno i Centri Per l’Impiego (CPI) territorialmente competenti».

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Solo 150 posti in tutta Italia

150 nuove risorse, da distribuire in tutta Italia, sono sufficienti? La risposta a questa domanda sembra essere proprio il famigerato posto fisso. Un contratto a tempo indeterminato che finisce per diventare un parcheggio, un’entrata sicura in attesa della pensione, quando avrebbe potuto essere un’opportunità per studenti e neolaureati nel settore culturale, un trampolino di lancio per prendere le misure ed inserirsi nel mondo in cui hanno scelto di operare, o meglio, nel mondo in cui vorrebbero operare. Ma non essendoci un’opportunità di crescita, mancando questo trampolino per i veri “addetti ai lavori” che vorrebbero fare carriera, anche partendo da mansioni base di accoglienza e vigilanza, il sistema museale finisce per essere sempre saturo di personale.

La cultura può essere alla portata di tutti?

Abbiamo tutti diritto al lavoro. Ma se ogni settore, per funzionare correttamente, ha bisogno di figure specializzate, perché la cultura deve fare eccezione? Di contro, l’esistenza di numerosi indirizzi di laurea magistrale, di scuole di specializzazione, master e dottorati nel settore che riguarda i beni culturali sembra lasciare intuire che la gestione del patrimonio culturale italiano sia una cosa seria e che abbia bisogno di persone competenti, a cui una laurea triennale non apre nessuna porta perché non è abbastanza per assicurare le competenze di chi dovrebbe operare in questo settore. E se poi, invece, nei musei troviamo personale che di cultura non ne ha mai studiato neanche le basi, dove sta la verità? Quanto costa la cultura e quanto vale davvero?

Le domande che questo modus operandi  suscita sono tante, le risposte ci auspichiamo di trovarle presto.

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