ARCHITETTURA | Il Gotico in Sicilia, l’affermazione di un nuovo stile

Tra il XIII e il XV secolo la Sicilia conobbe un lungo periodo di instabilità politica, durante il quale regnarono numerosi sovrani, tra cui gli Hohenstaufen di Svevia (1198-1266), gli Angioini (1266-1282), gli Aragonesi (fino al 1516) e gli Spagnoli (fino al 1713). Il loro punto in comune fu quello di accogliere, in una terra così lontana, grandi creazioni poco apprezzate nel resto della penisola. Ecco come si sviluppò il gotico in Sicilia.

Le costruzioni militari della famiglia Hohenstaufen

Sotto la dominazione di Enrico VI (1194-1197) e, soprattutto, di Federico II, che regnò più a lungo (1198-1250), furono conservati i numerosi edifici religiosi e palazzi ereditati dai Normanni. Questi sovrani segnarono la loro epoca con la costruzione di roccaforti, realizzate su progetti di architetti provenienti dal nord Europa: il gotico entrò, quindi, in Sicilia nel XIII secolo, sotto forma di architettura fortificata.

A tale periodo risalgono i castelli di Siracusa (Castello Maniace), quello di Catania (Castello Ursino) e quello di Augusta, così come le fortificazioni del castello di Enna, centro strategico dell’isola occupato a partire dall’epoca bizantina, di cui sussistono otto imponenti torri. Questi edifici si caratterizzavano per una pianta fortemente geometrica (struttura quadrata con torri angolari o mediane), portali o finestre ad arco a sesto acuto, muri spogli e austeri, dominati da feritoie e merloni; infine, si segnala anche la presenza di  stanze con volte ogivali

Il XIV secolo e lo stile chiaramontano

gotico

Un apporto importante allo sviluppo dell’architettura gotica in Sicilia fu dato dai Chiaramonte. Costoro, potenti signori in Sicilia per quasi tutto il Trecento, affermatisi grazie all’indebolimento del potere reale, dimostrarono la loro influenza anche attraverso le numerose costruzioni di edifici civili e di culto; su questi, imposero come proprio sigillo artistico, divenuto, poi, marchio di famiglia, la modanatura a zig zag, applicata ai portali, alle colonne e alle bifore, mutuata dagli Arabi e adottata dai Normanni.

A partire dalla seconda metà del XIII secolo, quando la popolazione siciliana di origine araba si convertì al Cristianesimo, scomparve l’influenza architettonica araba nella costruzione di edifici religiosi e di abitazioni civili. I motivi decorativi a zig zag, importati dall’Oriente in Sicilia, furono applicati dai Normanni in molti edifici: a Palermo, nelle colonne della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni, nelle bifore del Monastero di San Salvatore a Cefalù e nella facciata superiore della Cattedrale.

Ad Agrigento e in parecchi centri della stessa provincia, questo stile, detto chiaramontano, ebbe una presenza maggiore rispetto agli altri siti siciliani; questo perché la città demaniale di Girgenti, per un certo periodo, si trovò sotto la giurisdizione diretta proprio della famiglia Chiaramonte, che la fece diventare la perla dell’architettura trecentesca.

Tra gli edifici ascrivibili al cosiddetto “stile chiaramontano” ricordiamo, in particolare, il Palazzo Chiaramonte, detto “lo Steri”, situato in piazza Marina a Palermo. Esso fu la dimora dell’importante famiglia siciliana; degna di nota risulta, inoltre, la sua facciata di raffinata bellezza, coronata da feritoie ed unicamente adorna di splendide finestre con archi a sesto acuto. Al suo interno sono presenti varie sale e cappelle con volte ogivali, un’ampia stanza e soffitti con affreschi, che rievocano scene bibliche e cavalleresche, attribuite ai tre pittori siciliani Simone da Corleone, Cecco di Naro e Darenu da Palermo.

Tutti i palazzi urbani successivi vennero realizzati sulla scorta di tali esempi, caratterizzati da bifore e trifore, sormontate da archi di scarico sia traforati che ornati da motivi geometrici policromi.

L’arte gotico-catalana del XV secolo

L’arte gotico catalana si sviluppò, in Sicilia, in seguito alla dominazione spagnola sull’isola, a partire dalla fine del XIV secolo, con il regno degli Aragonesi. Tale sviluppo, in netto ritardo rispetto agli altri paesi europei, fu avallato dalla confederazione catalano-aragonese, divenuta, a partire dal XIII secolo, una delle più grandi potenze del Mediterraneo. Per volere della confederazione si diffuse sull’isola l’interesse per un gotico relativamente sobrio, caratterizzato da figure affinate, senso delle proporzioni, ampiezza delle forme e ampie vetrate, aperte su facciate lisce e spoglie.

A tale periodo appartengono i palazzi Santo Stefano e Corvaja, di Taormina, il portale della Cattedrale di Palermo e il palazzo Bellomo a Siracusa. Appare utile citare l’artista Matteo Carnelivari, il quale, verso la fine del XV secolo, disegnò i progetti dei palazzi Abatellis, Aiutami Cristo e, probabilmente, anche quelli della Chiesa di Santa Maria della Catena, a Palermo. Si tratta delle creazioni più rappresentative dell’arte gotico-catalana, caratterizzate da elementi bizantini, arabi e normanni derivanti dalla più antica tradizione locale.

Francesco Tirrito

Laurea triennale conseguita presso l’Università degli studi di Messina in “Operatore dei beni culturali con curriculum archeologico” della facoltà di Lettere e Filosofia. Laurea Magistrale, sempre presso Unime, in “Archeologia del Mediterraneo e Tradizione classica”. Scuola di specializzazione in “Beni archeologici” presso l’Università degli studi di Basilicata, sede di Matera. Esperienza di scavi: Licata (AG, 2010-2011), Sophiana (CL, 2013-2018), Satrianum (PZ, 2019). Esperienza giornalistica maturata presso televisioni messinesi e quotidiani online. Collaboratore Radio Night. Comunicazione e social media manager per Acr Messina.

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