ARCHEOLOGIA | Lipari, storia della più grande delle Isole Eolie

Lipari, con i suoi 37 km², è l’isola più grande dell’Arcipelago delle Eolie. Il Comune di Lipari comprende ben sei delle sette isole eoliane, alle quali si aggiungono numerosi isolotti e scogli disabitati: solo Salina è un comune a sé. L’etimologia del nome è ancora fonte di discussione: secondo alcuni studiosi, si connetterebbe al termine greco λιπαρός (liparós), nel senso di “fertile”, rimandando quindi alla fertilità agricola del suo territorio; secondo altri, invece, esso potrebbe derivare dal linguaggio di una popolazione siciliana neolitica ed essere legato alla radice libe-, “blocco di pietra”, e rimandare ai depositi minerari di cui è ricca l’isola. Infine, secondo la mitologia greca l’isola prenderebbe il nome da Liparo, figlio di Ausone (a sua volta figlio di Ulisse), mitico colonizzatore dell’isola.

Il Neolitico a Lipari

Lipari, insieme a Salina, è il luogo del più antico stanziamento umano che abbia popolato l’arcipelago eoliano. L’arrivo dei primi abitanti si data tra il V e il IV millennio a.C. e si lega allo sfruttamento minerario (ossidiana e selce) e alla fertilità dei suoli di origine vulcanica. Questo lungo periodo è stato diviso in quattro fasi, cronologicamente legate al Neolitico Medio e al Neolitico Tardo. Il primo insediamento stabile si individua nella zona di Castellaro Vecchio, nella parte occidentale dell’isola. Questo sembra opera di genti appartenenti alla cultura di Stentinello e provenienti dalla Sicilia. Alla seconda fase risale una produzione di ceramica con decorazione tricroma. La terza è dominata, invece, dalla cultura di Serra d’Alto, il cui insediamento si trova nella zona del Castello. Alla fase finale appartiene la più fiorente e conosciuta cultura di Diana, la quale sembra essere diffusa in tutta la Sicilia orientale e nell’Italia meridionale. Essa prende il nome dalla contrada della località liparese dove sono stati riconosciuti il maggior numero di resti.  

L’Età del Bronzo

Per quasi tutto il III millennio a.C., le isole attraversano un periodo di forte recessione economica e demografica. A Lipari, le culture che si susseguono non sono certo le più fiorenti: prima la cultura di Diana-Spatarella, poi quella di Piano Conte, infine la cultura di Piano Quartara. Con l’avvento della fiorente cultura di Capo Graziano, alla fine del III millennio a.C., le isole escono dall’oblio in cui erano cadute. Questa popolazione prende il nome dall’omonimo promontorio di Filicudi e, secondo Luigi Bernabò Brea, sarebbe da identificare con i protogreci Eoli, il cui dio, Eolo, è citato nel canto X dell’Odissea. A Lipari, si individuano due insediamenti: uno più antico, presso la contrada Diana, e uno più recente, sulla rocca del Castello. Quest’ultima continua ad essere abitata per tutta la restante età del Bronzo, fino al XIII secolo. L’arrivo degli Ausoni, infatti, spazza via tutte le precedenti culture. 

La Lipàra greca

Nel VI secolo a.C., precisamente intorno al 580-576 a.C., un gruppo di coloni Cnidi fonda la Lipàra greca. A causa della particolare posizione strategica delle Eolie, quasi all’imbocco dello Stretto di Messina, la storia più antica di Lipàra è segnata dalla rivalità marittima con gli Etruschi. Nonostante le numerose vittorie, quella definitiva e, con essa, il controllo commerciale del Basso Tirreno, arrivano solo nel 474 a.C., grazie all’intervento di Ierone di Siracusa. Nel 397-396 a.C., durante la guerra tra Siracusa e Cartagine, Lipari viene conquistata dalla flotta cartaginese di Imilcone e liberata solo dopo il pagamento di ben 30 talenti. Dopo la sconfitta di Cartagine, Lipàra gode per anni di stabilità politica, fino all’aggressione del tiranno Agatocle nel 303 a.C. Nonostante ciò, il IV e il III secolo a.C. rappresentano il periodo di massimo splendore dell’isola, testimoniato dalla ricchezza delle produzioni artistiche e dei corredi sepolcrali.

Il Bòthros Cnidio di Lipari

L’Età Romana

L’alleanza con Cartagine, durante il III secolo a.C., porta Lipàra a combattere a fianco della flotta cartaginese contro quella romana. La vittoria della flotta romana al comando di C. Duilio, nel 260 a.C., segna la fine della libertà dell’isola che, dopo un lungo assedio, viene conquistata nel 252-251 a.C. a opera del console Cn. Aurelio Cotta. Da questo momento, l’isola passa sotto il controllo di Roma e, nel 69 a.C., viene dichiarata civitas decumana, cioè città con l’obbligo di versare la decima. Durante la guerra civile tra Ottaviano e Sesto Pompeo, Lipàra è favorevole a quest’ultimo. Nel 36 a.C., Agrippa, comandante della flotta di Ottaviano, riporta un’importante vittoria su Sesto Pompeo, sconfitto, poi, definitivamente nello stesso anno a Nauloco, nelle acque tra Lipari e Milazzo. Sotto il potere di Ottaviano, Lipàra diviene oppidum civium romanorum: un municipium i cui abitanti godono della cittadinanza romana e dell’autonomia amministrativa. In età tardo-imperiale, l’isola, insieme al resto dell’Arcipelago, diventa luogo di detenzione e pena.

Dai Bizantini ai Normanni

Le notizie delle età successive sono veramente scarse. Nel VI secolo, precisamente nel 543 d.C., i Goti stabiliscono una base navale nelle Eolie e Lipari diventa sede vescovile. Altre notizie sulla chiesa di Lipari si hanno per mano di papa Gregorio Magno. Alla fine del VI secolo d.C. è già documentato il culto di San Bartolomeo apostolo, le cui reliquie, secondo la tradizione, sarebbero giunte dall’Armenia sulle coste liparesi in una cassa miracolosamente galleggiante sul mare. Nell’838 d.C., Lipari è devastata dagli Arabi e le reliquie del Santo vengono salvate e trasferite a Benevento. Il periodo successivo è oscuro: ritroviamo tracce di insediamenti solamente a seguito della cacciata degli Arabi ad opera dei Normanni. Nel 1083, il Conte Ruggero invia a Lipari un gruppo di monaci benedettini, ai quali si deve il ripopolamento di tutte le isole Eolie. All’abate Ambrogio si deve, invece, la fondazione sul Castello di un monastero e dell’annessa Cattedrale di San Bartolomeo, i cui resti sono ancora ben visibili.

 

ARCHEOLOGY | Lipari, history of the largest of the Aeolian Islands

Lipari, with its 37 km², is the largest island of the Aeolian Archipelago. The Municipality of Lipari includes six of the seven Aeolian islands, to which are added numerous small islands and uninhabited rocks: only Salina is a municipality in itself. The etymology of the name is still a source of discussion: according to some scholars, it is connected to the Greek term λιπαρός (<g id=”1″>liparós), in the sense of “fertile”, thus referring to the agricultural fertility of its territory; according to others, however, it could derive from the language of a Neolithic Sicilian population and be linked to the root <g id=”2″>libe-</g>, “block of stone”, and refer to the mineral deposits of which the island is rich. Finally, according to Greek mythology, the island would take its name from Liparo, son of Ausone (in turn son of Ulysses), the mythical colonizer of the island.

The Neolithic in Lipari

Lipari, together with Salina, is the place of the oldest human settlement that populated the Aeolian archipelago. The arrival of the first inhabitants dates back to the fifth and fourth millennium BC and is linked to the mining exploitation (obsidian and flint) and the fertility of the volcanic soils. This long period was divided into four phases, chronologically linked to the Middle Neolithic and the Late Neolithic. The first permanent settlement is located in the Castellaro Vecchio area, in the western part of the island. This seems to be the work of people belonging to the Stentinello culture and coming from Sicily. The second phase dates back to a production of ceramics with trichrome decoration. The third is dominated, however, by the Serra d’Alto culture, whose settlement is located in the Castle area. The most flourishing and well-known culture of Diana belongs to the final phase, which seems to be widespread throughout Eastern Sicily and Southern Italy. It takes its name from the district of the Lipari area where the greatest number of ruins have been recognized.

The Bronze Age

For almost the entire third millennium BC, the islands went through a period of severe economic and demographic recession. In Lipari, the cultures that follow one another are certainly not the most flourishing: first the culture of Diana-Spatarella, then that of Piano Conte, finally the culture of Piano Quartara. With the advent of the flourishing culture of Capo Graziano, at the end of the third millennium BC, the islands emerge from the oblivion into which they had fallen. This population takes its name from the homonymous promontory of Filicudi and, according to Luigi Bernabò Brea, it should be identified with the Protogenic Aeolians, whose god, Aeolus, is mentioned in poem X of the Odyssey. In Lipari, two settlements can be identified: an older one, in the Diana district, and a more recent one, on the fortress of the Castle. The latter continues to be inhabited throughout the remaining Bronze Age, up to the 13th century. The arrival of the Ausoni, in fact, swept away all previous cultures.

The Greek Lipàra

In the 6th century BC, precisely around 580-576 BC, a group of Cnidian settlers founded the Greek Lipàra. Due to the particular strategic position of the Aeolian Islands, almost at the entrance to the Strait of Messina, the oldest history of Lipàra is marked by maritime rivalry with the Etruscans. Despite the numerous victories, the definitive one and, with it, the commercial control of the Lower Tyrrhenian, they arrived only in 474 BC, thanks to the intervention of Hieron of Syracuse. In 397-396 BC, during the war between Syracuse and Carthage, Lipari was conquered by the Carthaginian fleet of Imilcone and freed only after the payment of 30 talents. After the defeat of Carthage, Lipàra enjoyed political stability for years, until the aggression of the tyrant Agatocle in 303 BC. Despite this, the IV and III centuries BC represent the period of maximum splendor of the island, testified by the wealth of artistic productions and grave goods.

The Roman Age

The alliance with Carthage, during the third century BC, led Lipàra to fight alongside the Carthaginian fleet against the Roman one. The victory of the Roman fleet under the command of C. Duilio, in 260 BC, marks the end of freedom of the island which, after a long siege, was conquered in 252-251 BC by the consul Cn. Aurelio Cotta. From this moment, the island passed under the control of Rome and, in 69 BC, it was declared civitas decumana, that is a city with the obligation to pay the tithe. During the civil war between Octavian and Sextus Pompey, Lipàra was in favor of the latter. In 36 BC, Agrippa, commander of Octavian’s fleet, achieved an important victory over Sextus Pompey, who was defeated, then, definitively in the same year at Nauloco, in the waters between Lipari and Milazzo. Under the power of Octavian, Lipàra became oppidum civium romanorum: a municipium whose inhabitants benefit Roman citizenship and administrative autonomy. In the late imperial age, the island, together with the rest of the archipelago, became a place of detention and punishment.

From the Byzantines to the Normans

The news of later ages are very lacking. In the sixth century, precisely in 543 AC, the Goths established a naval base in the Aeolian Islands and Lipari became a bishopric. Another information about the church of Lipari comes thanks to Pope Gregory the Great. At the end of the sixth century AC, the cult of St. Bartholomew the Apostle is already documented, whose relics, according to tradition, would have arrived from Armenia to the Lipari shores in a miraculously floating chest on the sea. In 838 AC, Lipari was destroyed by the Arabs and the relics of the Saint were saved and moved to Benevento. The following period is obscure: we find traces of settlements just after the expulsion of the Arabs by the Normans. In 1083, Count Roger sent a group of Benedictine monks to Lipari, to whom we owe the repopulation of all the Aeolian islands. Abbot Ambrogio was responsible for the foundation on the Castle of a monastery and the adjoining Cathedral of Saint Bartholomew, whose  ruins are still visible.

Translated and curated by Tamara Giudice

 

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