ARCHEOLOGIA | L’Acropoli di Lipari e il Castello a picco sul Mediterraneo

L’Acropoli di Lipari corrisponde al promontorio sul quale sorge il Castello. Posto in un’ampia baia tra le insenature di Marina Corta e Marina Lunga, si è formato meno di 40.000 anni fa. Si tratta di una vera e propria rocca di lava vulcanica, alta circa 50 m. Le sue ripide pareti e la sua superficie pianeggiante forniscono una naturale protezione. Tale caratteristica ha fatto sì che il sito fosse abitato sin dal Neolitico. Le testimonianze degli insediamenti che si sono succeduti nel tempo hanno creato un notevole innalzamento del promontorio; inoltre, la rocca è oggetto di un interessante fenomeno naturale inverso: il vento, invece di erodere le pareti, ha contribuito all’accumulo di ceneri vulcaniche, favorendo l’accrescimento dei depositi degli strati terrosi. Gli scavi archeologici, infatti, a testimonianza di tale accumulo, hanno messo in luce una lunga sequenza stratigrafica di abitati sovrapposti alta più di 10 metri.  

Il Castello di Lipari

Il Castello di Lipari rappresenta uno dei centri più importanti della vita culturale delle Isole Eolie ed è depositario di una storia millenaria. Il suo aspetto attuale deriva dalla ricostruzione, voluta dallo spagnolo Carlo V, intorno al 1560. Tale ricostruzione si è resa necessaria in seguito all’attacco del pirata tunisino Khayr ad-Din Barbarossa che nel 1544 aveva conquistato e distrutto la città, deportando parte degli abitanti come schiavi.

Torre greca integrata nelle mura del Castello

Le possenti fortificazioni spagnole rivestivano il costone roccioso fino alla base ed erano provviste di numerose postazioni per l’artiglieria e i cannoni. Quest’ultime sono oggi chiuse da murature. Le mura spagnole hanno inglobato le precedenti torri normanne, risalenti al XII secolo. Tra queste, vi è una torre-porta, che costituiva l’ingresso antico alla Civita e che oggi è l’accesso al Castello. Di notevole interesse è la presenza di una torre di età greca (IV secolo a.C.), costituita da 23 filari di blocchi squadrati di pietra del Monte Rosa, inglobati nelle mura.

I resti archeologici

Percorrendo la via di accesso di età romana e oltrepassando la porta d’ingresso, ci si trova davanti una breve galleria con volte a botte. Qui si conserva la caditoia in cui alloggiava la saracinesca in ferro. La galleria conduce a un secondo passaggio all’aperto, successivamente coperto da volte ogivali nel XIX secolo. Si arriva dinnanzi ad un imponente portone, sulla cui sommità è presente uno stemma raffigurante un’aquila, simbolo dei Borbone. L’area cinta del Castello, fino al XVIII secolo, ospitava parte della città. Ciò che rimane sono varie strutture religiose, tra cui la ormai dimessa chiesa di Santa Caterina, la Chiesa dell’Addolorata del XVI secolo, caratterizzata da una facciata in stile barocco, e la Cattedrale di San Bartolomeo, al centro del pianoro.

Villaggio preistorico visibile all’interno dell’area del Castello

Camminando lungo quello che è stato identificato come il decumanus maximus, è possibile intercettare i resti dell’età del Bonzo e del quartiere ellenistico-romano del II secolo a.C. L’unico documento che appartiene al periodo della fondazione cnidia del 580 a.C. è la fossa votiva denominata bòthros di Eolo, profonda più di 7 m e chiusa da un coperchio di pietra lavica sormontato da un leone, simbolo cnidio per eccellenza. Sotto il livello greco, si collocano i resti delle capanne di ben quattro villaggi dell’età del Bronzo, assimilabili alle culture di Capo Graziano, Milazzese, Ausonio I e Ausonio II.  

Nei primi anni del 1900, l’abitato interno al Castello è abbandonato e gli abitanti si trasferiscono nella città sorta nella piana sottostante. Allora il vescovo, per non passare attraverso le tristi case distrutte, decide di costruire una grande scalinata di accesso di fronte la Cattedrale. Così facendo, però, taglia un ampio tratto delle fortificazioni spagnole e distrugge i resti degli insediamenti più antichi. Oggi, l’acropoli di Lipari è sede del Castello, che ospita, al suo interno, il Museo Archeologico Regionale “L. Bernabò Brea”.

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