ARCHEOLOGIA | La seconda fase di scavo a Tremona-Castello

I primi otto anni di ricerche a Tremona-Castello hanno permesso di accertare le potenzialità archeologiche del sito e di formulare una prima sequenza delle diverse fasi insediative, partendo dall’occupazione più antica della collina, abbozzata nei saggi del 1991-1993 e confermata dagli scavi del 2000-2007.
Buona parte dei reperti e della stratigrafia degli edifici del terrazzo inferiore ha permesso ad ARAM di ricostruire la cronologia dell’insediamento, dell’abbandono del villaggio e di farsi un’idea sulla popolazione che viveva al suo interno: doveva trattarsi di una comunità stabile che commerciava, si spostava, esercitava attività artigianali e faceva anche largo uso di moneta. Questa ipotesi, inizialmente, non è stata ritenuta valida per il terrazzo superiore; ciò è avvenuto perché alcuni ritrovamenti di notevole pregio, come bottoni in argento o in bronzo dorato, hanno fatto presupporre una divisione sociale tra i due pianori della collina: la parte inferiore sarebbe stata abitata da contadini e artigiani, mentre quella superiore dai ricchi.
Questa tesi è stata, poi, smentita dalle campagne di scavo successive (dal 2008 ad oggi) e ARAM ha ipotizzato una frequentazione del sito protratta oltre il XIII secolo, senza divisioni sociali interne.
La parte più consistente e meglio conservata dell’insediamento è costituita dalle strutture basso-medievali e dai rispettivi contenuti.
Sono stati iniziati e, in parte, già terminati i lavori di consolidamento e di integrazione muraria per restituire visibilità e comprensione a una buona parte dell’insediamento, ora di nuovo frequentabile, dopo secoli di completo abbandono.
In Ticino, come nel resto della Svizzera, le ricerche archeologiche inerenti al periodo medievale si sono limitate agli edifici religiosi, ai castelli e agli interventi di emergenza sotto gli insediamenti moderni.
Nel caso di Tremona-Castello, la ricerca si è concentrata su un insediamento di tipo rurale, protetto da almeno due cinte murarie e frequentato fra il X ed il XIII secolo.

La particolarità del sito archeologico è quella di essersi conservato perfettamente grazie ad alcuni strati di incendio, che ne hanno mantenuto l’aspetto originario, e grazie anche alla poca frequentazione nelle epoche successive all’abbandono.
In questi ultimi anni, sono state fatte considerevoli scoperte all’interno del villaggio, in parte per merito di tutti i volontari facenti parte di ARAM; per le future campagne di scavo, l’augurio è quello di riuscire, con determinazione e tanta pazienza, a proporre una sequenza cronologica più sicura per l’insediamento, trovando risposte ad alcune questioni sulle quali l’associazione si interroga da anni, ma, soprattutto, di valorizzare il sito archeologico, tutelarlo e renderlo fruibile a tutti.

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