ARCHEOLOGIA | Emerge a Pompei l’affresco con i gladiatori combattenti

Da diversi anni a Pompei è in atto il più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo finora mai effettuato e il contemporaneo scavo archeologico del cosiddetto “cuneo”, posto tra la Casa delle Nozze d’Argento e la Casa di Marco Lucrezio Frontone, coincidente con parte delle zone non ancora scavate dell’antica città.

Il progetto, i cui lavori sono andati avanti per sottocantieri al fine di garantire la fruibilità del sito, prevede la messa in sicurezza di oltre 2,5 km di muri, mentre l’area scavata alle spalle dei fronti di scavo (Regiones I-III-IV-V-IX) è oggetto di interventi atti a mitigare il rischio idrogeologico, assicurando, quindi, un adeguato drenaggio del suolo e riducendo la spinta del terreno sui muri antichi.  

Affresco dei Gladiatori

Ancora una volta Pompei non delude le aspettative e rivela al mondo un’altra piccola parte di sé: dagli scavi della Regio V è, infatti, riemerso uno straordinario affresco dai colori pressocchè intatti. La pittura, di circa 1,12 m x 1,5 m, raffigura due tipologie di gladiatori distinguibili per le armature differenti e classici avversari nelle lotte gladiatorie. Si tratta, infatti, della scena di un combattimento tra un Mirmillone, della categoria degli “scutati”, e un Trace, della categoria dei “parmularii”. Il primo, come si può notare dall’affresco, combatteva a dorso nudo con solo un parabraccio e uno schiniere come protezione; il suo equipaggiamento prevedeva una corta spada, il gladio romano, un grande scudo rettangolare e un elmo a tesa larga con visiera e cimiero. Il secondo, la cui armatura si compone di un manicotto imbottito e di una particolare imbottitura che ricopriva tutte le gambe fin oltre le cosce, era solitamente equipaggiato con arma ricurva, piccolo scudo rettangolare ed elmo a tesa larga con ampia visiera, sormontato da un cimiero in luogo del più classico grifone.

I due combattenti sono colti nell’atto finale del loro scontro: il Mirmillone, scudo in aria, sta per aggiudicarsi la vittoria definitiva sul Trace, raffigurato con lo scudo a terra e con il corpo realisticamente pieno di ferite, da cui fuoriescono schizzi di sangue che bagnano i gambali. “Non sappiamo quale fosse l’esito finale di questo combattimento. – spiega il Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna – Si poteva morire o avere la grazia. In questo caso c’è un gesto singolare che il trace ferito fa con la mano, forse, per implorare salvezza: è il gesto di ad locutia, abitualmente fatto dall’imperatore o dal generale per concedere la grazia”.  

Dettaglio dell’affresco dei Gladiatori

Il combattimento è stato affrescato su uno sfondo bianco, inquadrato su tre lati da una singola banda rossa. L’insolita forma trapezoidale della superficie è data dal fatto che l’affresco si trovava al sotto di una scala lignea, la cui impronta è ancora visibile al di sopra della pittura. Infatti, l’ambiente di ritrovamento, portato in luce solo parzialmente e che rivela la presenza di un’altra figura in un altro piccolo frammento di affresco, è stato interpretato come un esercizio commerciale dotato di un piano superiore. Molto probabilmente, l’affresco in questione decorava una bettola o un luogo che, vista la vicinanza alle Caserme, doveva essere frequentato da gladiatori, il cui secondo piano doveva essere destinato ad alloggio per i proprietari o, più frequentemente, per le prostitute.

 

 

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