APPROFONDIMENTO | La Guerra agli albori della storia

La parola Guerra è tornata d’uso comune, soprattutto in relazione alle vicende di Russia e Ucraina. Non la si pronuncia più per riferirsi ad episodi storici o ad eventi percepiti lontani da noi, ma per descrive la nostra quotidianità o il nostro futuro prossimo. La guerra, tuttavia, non ha origine nel presente, ma è un affare antico almeno quasi quanto la storia stessa. Conoscerne gli inizi, pertanto, non è tempo sprecato.

Il contesto storico

La storia inizia canonicamente con l’invenzione della scrittura, alla metà del IV mil. a.C. nella città sumerica di Uruk (Iraq). I primi testi erano rendicontazioni amministrative, ma già alla metà del III mil. a.C. la scrittura è messa al servizio della narrazione, dell’affermazione della memoria. Si potrebbe immaginare che, tutti questi millenni fa, i ricordi dell’uomo fossero legati a semplici problemi di vita quotidiana, non certo ai grandi affari e interessi che caratterizzano il mondo contemporaneo. Invece no, le prime cronache del mondo antico parlano proprio di politica estera e di quanto fosse complesso la convivenza con i vicini.  Lo sappiamo dalla testimonianza di Ur-Našše, re della città sumerica di Lagaš, a cui è attribuito il più antico resoconto di guerra mai scritto dall’uomo, e non va certo per il sottile.

La Mesopotamia con evidenziate le principali città del III millennio a.C.
Bronzo e sassi

Ci troviamo in piena età del bronzo quando re Ur-Našše di Lagaš sale al potere. Dai testi conosciamo il suo grande interesse per la sistemazione ambientale del territorio, la prima pianificazione di una vasta rete idrica. Ciò comporta l’allargamento dei confini di stato per la volontà di sfruttare le sempre più ampie zone agricole, ma Ur-Našše non è solo. Gli stati di Ur e di Umma guardano le ricchezze del regno di Lagaš con certo interesse, e lo attaccano, vogliono le sue risorse. Sappiamo che l’attacco arrivò via terra, ma anche tramite imbarcazioni. È possibile sostenerlo perché tra i prigionieri fatti da Ur-Našše figura un comandante delle barche cargo, evidentemente impiegate per il trasporto di uomini e carri. Lo scontro fu cruento, e il resoconto del re di Lagaš non lascia adito su come finì questa vicenda, testimonianza che vale la pena leggere proprio così come fu scritta.

Pugnale sumerico con il suo fodero, rinvenuti nel cimitero reale di Ur, conservato presso l’Iraq Museum di Baghdad
Colline di cadaveri e l’invenzione della frontiera

Stando alla versione di Ur-Našše, l’iscrizione RIME 1.9.1.6b, è lo stato di Lagaš a compiere la prima mossa, non subisce ma incalza gli invasori: Il sovrano di Lagaš è andato in battaglia con il sovrano di Ur e il sovrano di Umma. Segue poi il bollettino di guerra. Per quanto riguarda lo scontro con Ur, la lista dei prigionieri comprende: il comandante delle barche; gli ufficiali Amabarasi e Dubgal; Papursag, il figlio di Bubu. Per quanto riguarda Umma: Pabilgaltuk, il re di Umma in persona; gli ufficiali Lupa, Billala, e Ursaggigir; Hursagšemah, il capo dei mercanti. Infine, il re di Lagaš fa degli sconfitti colline di cadaveri, macabro monito per ricordare quale sia la linea da non valicare, tema di cui ancora oggi si parla.

Il testo sumerico che tramanda le gesta di Ur-Našše di Lagaš

 

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