ACCADDE OGGI | Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia

Tre giorni dopo il Natale, alle ore 5:20:27 di lunedì 28 Dicembre 1908, un sisma del decimo grado della scala Mercalli distrusse la città di Messina e gran parte di Reggio Calabria. Infatti, il terremoto di Messina, con il suo epicentro tra Scilla e Cariddi, è tra gli eventi sismici più catastrofici del XX secolo.

I pochi superstiti si ritrovarono a vagare semivestiti e inebetiti dal dramma, con la pioggia scrosciante che disegnava tremule lacrime sullo spesso strato di polvere che si era depositato sulla loro pelle. Allo sgomento del sisma, si unì il frastuono degli incendi e delle esplosioni causate dalle tubazioni interrotte del gas. Questi contribuirono a mietere altre vittime fra chi tentò di portare soccorso ad amici e familiari. Come se non fosse già abbastanza, coloro che si diressero verso il mare furono investiti dalle devastanti ondate di maremoto.

Gli aiuti dopo il terremoto di Messina

Per la prima volta, l’eco di questa emergenza mobilitò una macchina dei soccorsi proveniente non solo dall’Europa ma da tutto il mondo. Numerosi Stati, infatti, inviarono aiuti per contribuire al salvataggio dei superstiti e all’opera di ricostruzione. I siciliani e i calabresi vennero immediatamente soccorsi dalle navi russe e britanniche che erano alla fonda a Siracusa e ad Augusta. Purtroppo, gli aiuti italiani furono molto meno tempestivi degli altri: il ritardo fu causato dal fatto che i piroscafi partirono solo dopo che le reali notizie sulla catastrofe arrivarono al Governo.

I danni che le due città dello Stretto subirono non sono quantificabili. Molte sono le pregiate architetture che furono distrutte e mai più ricostruite e numerosi anche gli edifici che furono pesantemente danneggiati. Tra questi, vi è il Teatro Vittorio Emanuele che proprio la sera prima del terremoto aveva messo in scena la prima dell’Aida e che fu quasi interamente restaurato. Fortunatamente, molte dell’opere d’arte presenti a Messina furono salvate e si trovano oggi conservate all’interno del Museo Regionale di Messina (MuMe).  

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