ACCADDE OGGI | Messina e la Madonna della Lettera, l’origine del culto del 3 giugno

Il 3 giugno è una data molto particolare per la città di Messina. In questo giorno si celebra, ogni anno, la festa della Madonna della Lettera. Messina gode della protezione addirittura di Maria, a differenza delle altre realtà siciliane che si rivolgono invece ai “Santi” per la protezione della città. Ma cosa si conosce di questa antichissima celebrazione? Quando e come nasce questa festività, ancora oggi particolarmente sentita al Sud Italia? Conosciamola nel dettaglio.

 

La Madonna della Lettera nella statua dello Stretto di Messina


La “lettera” di Maria secondo la tradizione
Nella tradizione letteraria, che trova riscontro soltanto in fonti di epoca tardo-medievale, ci sarebbe la visita di San Paolo il 3 giugno del 42 d.C. recante una missiva da parte di Maria madre di Cristo in persona: “Vos et Ipsam Civitatem Benedicimus”, queste le ultime parole della lettera, oggi impresse a caratteri cubitali nella base della statua votiva a Lei dedicata nel porto falcato della città. 
Il profeta della nascente religione cristiana Paolo, nella sua missione di evangelizzazione per conto del Cristo, spirato in croce ormai da qualche anno, raggiunse lo Stretto e la provincia romana di Messana. Il Senatus messanensis, su invito dell’apostolo, gettò in mare le icone pagane e inviò una delegazione in Palestina per incontrare Maria.
La Madonna l’accolse con gioia e, in risposta, inviò indietro una sua missiva, scritta in ebraico, arrotolata e legata con una ciocca dei suoi capelli. La delegazione tornò a Messina l’8 settembre del 42 d.C. recando l’importante scritto mariano: in essa Maria lodava la loro fede, diceva di gradire la loro devozione ed assicurava loro la sua perpetua protezione. E in effetti sono molteplici gli effetti di questa benedizione nel corso dei secoli. Sempre secondo la tradizione, Messina, più volte caduta e più volte risorta, può vantare diversi momenti in cui la Madonna apparve a protezione della città, sotto le spoglie di “Dama Bianca”.

 

La ciocca di capelli e l’episodio di Palmi (RC)

La ciocca di capelli è custodita presso il Duomo di Messina ed esposta nel giorno del Corpus Domini, incastonata nell’albero di un piccolo galeone costruito in argento, che rappresenta uno degli esempi della protezione della Madonna per Messina (U Vascidduzzu).
Alla ciocca di capelli è legata un’altra storia molto interessante. Nel XVI secolo, Messina, uno dei porti principali del Mar Mediterraneo, fu colpita da una gravissima epidemia di peste che flagellò la città per diversi anni. I sofferenti cittadini messinesi provarono a rifugiarsi nelle coste calabresi, raggiungendo la dirimpettaia cittadina di Palmi (Reggio Calabria), in cui trovarono rifugio e ristoro.

 

La processione del simulacro al Duomo di Messina


Per ringraziare i cittadini di Palmi, la città peloritana inviò loro uno dei capelli della Madonna, oggi ancora conservato nel Duomo cittadino. Anche Palmi, dunque, lega la sua tradizione alla Madonna della Lettera, celebrandoLa addirittura con una macchina votiva chiamata Varia che ricorda la ben più nota Vara, trasportata in giro per la città per celebrare l’assunzione in cielo della Vergine il 15 agosto di ogni anno.

La Varia di Palmi
La celebrazione

Secondo la tradizione il 2 Giugno, al grido di “Oh della lettera Madre e Regina, Salva Messina, Salva Messina”, il fercolo d’argento della Madonna, portato in spalla da una rappresentanza delle confraternite messinesi, viene collocato sotto l’arco trionfale, dinnanzi all’altare maggiore del Duomo.
Il 3 Giugno (ndr oggi), invece, viene esposta nella mattinata la Manta d’oro che ricopre il quadro della Madonna della lettera, realizzato da Innocenzo Mangani. La manta della Madonna della Lettera è l’opera più preziosa del Tesoro della Cattedrale di Messina e viene esposta al pubblico solo in questa occasione.
Nel pomeriggio avviene anche la processione, in cui il simulacro d’argento, opera di Lio Gangeri, percorre le vie della città, con grande partecipazione da parte dei fedeli.

Francesco Tirrito

Direttore Editoriale della testata giornalistica ArcheoMe. Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Operatore dei beni culturali con curriculum archeologico” e la Laurea Magistrale in “Archeologia del Mediterraneo e Tradizione classica” presso l'Università degli studi di Messina, si specializza in “Beni archeologici” con il massimo dei voti e con lode presso l’Università degli studi di Basilicata, sede di Matera. Esperienza giornalistica maturata presso televisioni, radio e quotidiani online.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.